Stories 2 Luglio 2019

appunti sulla chimica italiana

Appunti sulla chimica italiana è un lavoro che ripercorre la stagione dell’industria chimica a Bussi Offcina, in Abruzzo. La memoria mescolata al presente crea una nostalgia disturbata che modifica leggermente il suo significato. Mescolare finzione e realtà, passato e presente, con una fotografi a a tratti documentaristica, forense o di archivio, crea un nuovo tipo di storia. Una corrispondenza tra il passato e il presente

A fine Ottocento Bussi sembra il luogo ideale per sviluppare i brevetti dell’elettrochimica industriale. Attività di produzione con la quale si ottengono atomi e nuove sostanze commerciali a partire da molecole in soluzioni acquose utilizzando l’energia elettrica.
Così nel 1898 si comincia a pensare che le falde del fiume Tirino offrano l’opportunità di industrializzazione elettrochimica. Prima la società franco-svizzera Sie, poi Sime, Montecatini, Montedison, Montefuos, Ausimont, Solvay.

Intorno al 1950 bussi veniva chiamata l’El Dorado d’Abruzzo. Gli abitanti di Bussi erano oltre 3500 di cui circa la metà lavoravano in fabbrica. Nel villaggio operaio c’erano scuole, campi da tennis, cinema e centri di aggregazione a disposizione degli operai. Oggi a qualche decennio dal grande polo chimico che ha seguito tutta la parabola della chimica italiana, rimangono in fabbrica un centinaio di addetti ed una gigantesca discarica di rifiuti tossici e nocivi.

Nel 1907 Bussi produce per Italia anche l’Alluminio con il metodo elettrochimico, utilizzando soprattutto la Bauxite della marsica. Con la prima guerra mondiale gli stabilimenti furono convertiti e vennero potenziate la produzione di Ferro-Silicio, di clorati (esplosivi), di Fosgene (da Tetracloruro di Carbonio per gas asfissianti), Ioduro e Cloruro di Benzile (gas irritanti e lacrimogeni) e di Acido Benzoico (irritanti). Acnhe L’Iprite o gas mostarda, che si ottiene dalla reazione dell’Etilene con il Cloruro di Zolfo, i suoi vapori tossici agiscono sulla pelle, anche attraverso gli abiti. All’epoca di Mussolini, il Centro chimico militare (Ccm) realizzò a Bussi, nell’area degli impianti militari le produzioni di Iprite, di Arsine (ma non completata) e Difosgene e per quest’ultimo aggressivo chimico il progetto fu messo a punto proprio a Bussi. La cortina di fumo che circondava le produzioni militari, dalla prima alla seconda guerra mondiale, cancellò dalle cartine il sito industriale di Bussi. I documenti recuperati nell’Archivio dell’ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito confermano la produzione di Iprite e l’importanza strategica del sito di Bussi Officina. Nel dopoguerra Bussi produrrà l’idrogeno e l’Azoto. Il primo fu impiegato per il volo del dirigibile Norge che raggiunse il Polo Nord.

interview for c 41 magazine