una questione meridionale

English text Dopo lo sgombero forzato tramite una legge speciale, i sassi di Matera, protagonisti di una vicenda nazionale attorno agli anni ’50, furono abbandonati, e contadini e artigiani  spostati progressivamente nella “città nuova”. In borghi come “La Martella”, “Venusio” e Picciano; e quartieri come “Serra Venerdì”, “La Nera” e “Spine Bianche”. All’operazione dei Sassi aveva partecipato fin dall’inizio anche l’architetto Ludovico Quaroni, che intanto si lasciava ispirare dalle “nuove città” nate in America dal New Deal roosveltiano.

La questione meridionale arrivò all’attenzione mondiale attraverso la voce degli intellettuali con libri come: (Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi, Sud e Magia di Ernesto de Martino; e film come: I basilischi di Lina Wertmuller, la terra trema di Visconti ispirato ai Malavoglia, le mani sulla città di Francesco Rosi; e Artisti come, Guttuso, Attardi, Caruso. In tanti si confrontarono sulla la questione meridionale.

Quello tra 1950-1970 sarà ricordato in Italia come il ventennio del boom economico. Durante gli anni Cinquanta il nostro Pil cresceva del 5.5%; La produzione industriale registrava un incremento medio del 31%, quella automobilistica dell’89%. Intanto la creazione dell’Unrra nel 1943 (organizzazione dalle Nazioni Unite per l’assistenza economica, sanitaria, alimentare e civile alle popolazioni danneggiate dalla guerra), poi trasformata in Unrra-Casas (comitato amministrativo soccorso ai senza tetto), i 1.204 milioni di dollari del Piano Marshall, la creazione della Comunità economica del carbone e dell’acciaio (Ceca), la firma del Trattato di Roma che istituiva la CEE, fecero affluire in Italia enormi capitali, prevalentemente orientati allo sviluppo industriale e, dunque, all’emarginazione del settore agricolo.
E all’interno di questa complessa operazione economica e sociale, che Adriano Olivetti, mentre ad Ivrea presentava il prototipo “Elea 9003”, il primo calcolatore progettato e realizzato interamente in Italia, e il “Programma 101” con cui Olivetti firmò il primo personal al computer del mondo; a Matera stava progettando insieme all’ Unrra-Casas, di cui ne era commissario, nuovi modelli sperimentali dell’abitare.
Insieme a Quaroni, troviamo figure importantissime come il sociologo Friedman, architetti come De Carlo, Aymonino, Stella. Per mesi antropologi, architetti, sociologi e intellettuali lavorarono insieme ad un idea di comunità, attorno alla figura di Adriano Olivetti.
Questo lavoro, tenta di osservare come l’uomo ha abitato questi spazi dando forma e volti ai luoghi della diaspora, che in quegli anni segnarono la fine di una stagione di povertà per affacciarsi ad un progresso “forzato” e indotto”.
I volti e le persone ritratte in questo progetto, sono imprescindibili dai luoghi. Sono le persone che fanno i luoghi, specialmente qui, dove si sperimentò l’architettura partecipata più di ogni altro luogo in Italia. Quello che m’interessa  è proprio mettere in relazione le inevitabili forme di alterazione del territorio da parte dell’uomo con la sua capacità di mutare il paesaggio. Di farsi esso stesso paesaggio.